“PER UNA GIUSTIZIA RI-GENERATIVA E DI PACE”

La nostra socia, avvocato Bruna Bruni, venerdì 18 novembre u.s., ha partecipato in qualità di

Presidente AIAF Piemonte e Valle d’Aosta Antonio Dionisio, ad un interessante convegno

“PER UNA GIUSTIZIA RI-GENERATIVA E DI PACE”

organizzato dall’Associazione AURIBUS presso la Fondazione Primoli di Roma.

 

Con grande piacere pubblichiamo di seguito il Suo intervento

L’avvocato Bruna Bruni, mentre firma il Registro degli Eventi della Fondazione Primuli

GIUSTIZIA RIPARATIVA

 

La Giustizia riparativa ha origini molto antiche se si considera che la storia delle pene riguarda il tentativo di riparazione dell’offesa.

A fronte dei crimini, gli Antichi reagivano o con un Sacrificio agli Dei affinché questi non cessassero di proteggere la comunità, nonostante un membro di essa l’avesse turbata profondamente commettendo un crimine o con la Vendetta che rispondeva al crimine contro un membro della famiglia o del clan con un secondo crimine compiuto dalla famiglia o clan di chi aveva subito il crimine nei confronti di un membro della famiglia o clan dell’autore del primo crimine.

Oggi il crimine rappresenta la violazione della legge, il cui rispetto garantisce la sopravvivenza pacifica della comunità, e del potere statale che la impone nell’interesse pubblico. Le pene inflitte a chi è riconosciuto colpevole “riparano” a livello di collettività. Anche la pena consistente in condotte socialmente utili comporta una riparazione riferita alla società ove il crimine ha determinato allarme.

Negli ultimi cinquant’anni la Giustizia penale riparativa risponde all’esigenza di sanare l’offesa attraverso azioni utili alla vittima.

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Siamo tutti migranti

Un video che documenta l’evento realizzato il 16 e 17 settembre 2022

dall’Associazione don Angelo Campora e dall’APS Colibrì,

nell’ambito del progetto “Intrecciare fili”, sostenuto dalla

PCdM – dipartimento Politiche della Famiglia.

Due intense giornate, ricche di appuntamenti, scambi, dibattiti per riflettere e confrontarsi sui temi delle migrazioni e su ciò che ci unisce nel cercare il nostro posto nel mondo e nella vita. La partecipazione è stata numerosa e coinvolta, gli studenti hanno lasciato messaggi, proposte e suggerimenti interessanti e positivi,  lo spettacolo di Federica Sassaroli ha divertito ma soprattutto emozionato, l’incontro con le due giovani scrittrici Sabrina Efionayi e Anna Osei ha entusiasmato il pubblico per la potenza dei loro racconti e delle loro argomentazioni sui diritti di cittadinanza. Un’esperienza nuova per la nostra città, che ha potuto ritrovare parole e pensieri su “convivenza delle differenze” e “rispetto delle identità”.

Perché ciò che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole (Anna Osei).

I LUOGHI DEL CUORE

La raccolta firme in favore della Casa del Mutilato

Partecipa anche tu all'undicesima edizione de I Luoghi del Cuore, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare. Quest’anno la sezione Fai di Alessandria ha proposto la raccolta firme in favore  della Casa del Mutilato.

Hai tempo fino al 15 dicembre.  La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.

 

Ecco il link per poter scaricare la scheda per la raccolta firme:

www.dropbox.com/s/zst491wyyq67jf8/firme-casa-del-%20mutilato.pdf?dl=0

 

Per info: fondoambiente.it/luoghi/casa-del-mutilato-111393?ldc#section2

 

Donna, Vita, Libertà

il grido lanciato dalle donne iraniane.

La morte di Mahsa (Jina) Amini, 22 anni, il 16 settembre a Teheran, dopo essere stata arrestata dalla polizia perché non portava il velo in modo corretto, e l’uccisione di Hadis Najafi, la ragazza simbolo delle proteste per Mahsa Amini, e di altre giovani ragazze, hanno scatenato la rivolta in tutto il Paese, e una dura repressione da parte del regime.

Sono donne coraggiose che guidano le proteste per i loro diritti umani insieme agli uomini. Lottano per diritti semplici ma fondamentali che lo Stato nega loro da anni.

 

Molte associazioni alessandrine, Cgil, Cisl e Uil, e alcune amministrazioni comunali (Comune di Alessandria, Capriata D’Orba e Fubine) hanno raccolto il loro appello e si sono uniti in una rete solidale per organizzare un evento nei giorni il 26 e 27 ottobre p.v.  che sia amplificatore della voce e delle richieste delle donne e degli uomini iraniani. Riteniamo importante manifestare una ferma condanna della repressione in atto e una profonda solidarietà alle donne e agli uomini in lotta in Iran per la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali. Per affermare il principio di non discriminazione, e in particolare di uguaglianza tra uomini e donne, oltre a tutti gli altri generi, un principio chiave del diritto internazionale dei diritti umani, sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani, lo sentiamo come un dovere collettivo della comunità locale, nazionale e internazionale.

Le associazioni, i sindacati e gli istituti scolastici cittadini che hanno aderito, si sono impegnati con entusiasmo e dedizione alla creazione e alla realizzazione del programma, un ringraziamento particolare va al CSVA di Alessandria, al DLF Alessandria e Asti , alla CGIL Camera del Lavoro di Alessandria e  all’Associazione Cultura e Sviluppo che hanno sostenuto economicamente l’iniziativa.

Gli eventi e le iniziative sono aperti a tutti e a ingresso gratuito.

PROGRAMMA

 

MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2022

 

9.00 - 11.00 Teatro Ambra - proiezione per le scuole del docu-film "Be my voice”  Regia di Nahid Persson, un film con Masih Alinejad. (La giornalista e attivista Masih Alinejad ha esortato le donne iraniane a ribellarsi contro l'hijab forzato sui social media. Il suo appello all'azione è diventato uno dei più grandi atti di disobbedienza civile nell'Iran di oggi.)

 

21.00 - 23.00 Teatro Ambra - proiezione aperta a tutta la cittadinanza del docu-film "Be my voice" . Regia di Nahid Persson, un film con Masih Alinejad.

 

 

GIOVEDÌ 27 OTTOBRE 2022

 

11.00 - 12.30 Marcia “Donne Vita Libertà” - Partenza da Piazza della Lega fino a Piazza Libertà davanti alla Prefettura

 

18.00 - 20.00 Associazione Cultura e Sviluppo - P.zza De André - Incontro e dibattito con Farian Sabahi. Presenta la nuova edizione del suo libro "Noi donne di Teheran".

Associazioni aderenti

 

Comune di Alessandria, Comune di Fubine, Comune di Capriata D’Orba, Comune di Novi Ligure, ANPI provinciale, Aps Colibrì, Assefa Alessandria, Associazione Cultura e Sviluppo, Associazione DLF Alessandria – Asti, Aps me.Dea, Aps Alter Ego, Associazione Don Angelo Campora, Associazione Esagono, Associazione Gapp, Associazione l’Abbraccio, Associazione per la pace e la nonviolenza, Auser, Aps Cambalache, Cooperativa sociale Azimut, ICS Ets, ISRAL, Zonta Club, SAOMS di Capriata d’Orba, DSF docenti senza frontiere, Laboratorio Synthesis, Pro Loco Capriata D’Orba, Associazione Verso il Kurdistan, Lgbtqi Tessere Le identità, Zonta Club, ANPI Prov.le Alessandria, ISRAL Alessandria, Associazione Memoria della Benedicta, Associazione Insieme per Castelletto, Cooperativa sociale La Ruota, Radio Gold, CGIL, CISL, UIL

Intervista a Mauro Boano socio fondatore de “Il Gabbiano”

DON ANGELO: AMICO COMPAGNO E

PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI

Uomo e pastore semplice nei modi e profondo nel pensiero

 

a cura di Marco Caramagna

 Nel 1996 diventa Direttore Risorse Umane per gli Stabilimenti Italiani. Dal 1998, diventa Direttore Risorse Umane per tutti gli stabilimenti world wide del Gruppo Guala Closures, che conta ad oggi più di trenta sedi produttive nel mondo. Il suo incarico era alle dirette dipendenze del Presidente ed Amministratore Delegato, presso la Holding di Milano.  Dopo un periodo di consulenza, successivo al suo pensionamento, nel 2022 decide di ritirarsi dal lavoro a far data dal 1° Maggio (la scelta della data non è stata casuale).

 

Quando e come hai conosciuto Angelo Campora?

Avevo poco più di vent’anni. In quel periodo avevo conosciuto alcuni amici del quartiere Pista. Io vivevo allora in una zona differente di Alessandria, nel quartiere Cristo. Insieme a loro mi sono ritrovato a frequentare i locali della parrocchia della Madonna del Suffragio, dove Angelo, in quel tempo, era vice parroco. Alcuni di loro (Sandra Gazzani, Claudio Cervero, Sandro Dimenza, Paolo Bellotti) sapevo che avevano da poco avviato con Don Angelo una esperienza di volontariato presso il carcere minorile di Bosco Marengo. Ricordo, dalle loro parole, che un forte impulso a questa iniziativa, fu un viaggio a Taizè, fatto con Angelo nel ’78. Fu così che mi aggregai a loro e che ebbi modo di conoscere Angelo.

 

Come è avvenuta la scelta di collaborare con il progetto?

In quel periodo, non avevamo un vero e proprio “progetto”. Era più che altro una iniziativa, ispirata dal desiderio di dare un nostro contributo di presenza e confronto con i ragazzi ospiti della struttura. Un modo direi semplice e spontaneo di vivere una esperienza di volontariato, a confronto con ragazzi in condizione di difficoltà. In quel periodo ci si recava in carcere per un paio d’ore, nei pomeriggi del venerdì. Si organizzavano tornei di bigliardino e/o di calcetto. Ciò che contribuì a fare la differenza, fu una progressiva crescita di consapevolezza sui temi della devianza. Va detto infatti  che il contesto in cui noi ci attivavamo, era ricco di forti suggestioni. La condizione di forte soggezione psicologica ed anche fisica determinata dalla struttura carceraria nei confronti dei giovani detenuti era palpabile. Ma soprattutto, gli ospiti del carcere erano portatori di esperienze estreme.

 

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Riprendiamo, dopo la pausa estiva, la pubblicazione delle interviste ai protagonisti della nascita de “Il Gabbiano”. E ogni volta, al di là delle esperienze individuali, scopriamo nuovi e profondi sentimenti del prete e dell’uomo don Angelo.

Mauro Boano, 64 anni, è nato ad Alessandria. Sposato con Albina, ha due figli, Emma e Pietro.

La sua prima significativa esperienza professionale si è maturata a Il Gabbiano, di cui è stato socio fondatore insieme ad Angelo Campora. La successiva esperienza è stata maturata nel Gruppo Guala, a decorrere dal 1991, dove è entrato, da prima, come Responsabile della Selezione e della Valutazione del Personale.

 

"Che paura anche se..."

 

Una raccolta di 31 storie per 31 sere da brivido,

una raccolta di racconti edita da Storybox e

in libreria dal 22 settembre.

Una di queste storie l'ha scritta Chiara Taverna dell'Associazione don Angelo Campora.

Pubblichiamo di seguito la presentazione del libro.

Storybox pubblica la raccolta di storie firmate da soci Icwa che, in bilico tra sorpresa e umorismo, invoglia alla pratica della lettura e favorisce il confronto sulle paure e sulle emozioni.

Orchi, streghe, mostri pelosi, fantasmi, trasformazioni e specchi magici: non manca nulla del classico campionario “spaventoso” in Che paura anche se… 31 storie per 31 sere da brivido, la raccolta di racconti pubblicata da Storybox editore, che arriva in libreria il 22 settembre.

Se la copertina richiama, inevitabilmente, le atmosfere di Halloween, a cui prepararsi con la lettura di un brano alla volta, sera dopo sera, per arrivare “cotti a puntino” il giorno della festa, il focus del progetto è più ampio, mirato ad accompagnare il “lavoro quotidiano sul concetto di paura”, ben spiegato nell’introduzione firmata da Claudia Souza, psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione, esperta in Psicologia Perinatale e Disturbi del Neurosviluppo e scrittrice.

 

È impossibile vivere senza paura; completamente protetti non impariamo, non cresciamo, non diventiamo soggetti autonomi… Le storie lavorano su questi due ambiti, offrendo a chi legge l’opportunità di superare le paure dell’attacco e della perdita attraverso la strategia del rischio calcolato. Perché nelle storie il pericolo è inventato e può essere superato. Le letture “paurose” diventano gioco e possiamo persino divertirci mentre elaboriamo pensieri e sensazioni scomodi.

Claudia Souza

 

 

 

 

 

Con questo volume Storybox rinnova la collaborazione con l’associazione di autori italiani Icwa (Italian Children’s Writers Association), con la quale ha già pubblicato lo scorso anno il fortunato libro-calendario dell’Avvento È Natale anche se…, affiancando a nomi noti della produzione editoriale per bambine e bambini anche diversi esordienti, con l’obiettivo di incoraggiare e dare sostegno alla creatività italiana e svolgere un ruolo di scouting di voci nuove da proporre nel mercato editoriale.

Il genere del racconto, va ricordato, è mezzo privilegiato per accompagnare i bambini alla scoperta delle loro emozioni: lungo abbastanza per tenere incollata l’attenzione e allo stesso tempo breve, veloce, per non spaventare troppo, pur presentando tutte le sfumature del brivido, dal gotico all’horror. L’ingrediente segreto di questa raccolta? Un pizzico di divertimento e umorismo, per esorcizzare timori e dubbi anche con una risata.

Nel libro la paura si trasforma in scoperta, superamento del limite, avventura. Aiuta a riconoscere e comprendere il diverso da sé, a darsi il tempo, e il permesso, di avvicinare l’altro. Ideale quindi per letture in autonomia, per iniziare a percorrere i primi passi nel bosco delle emozioni e tornarne un po’ cambiati, più sicuri, più consapevoli. Perfetto anche a scuola, dove anche la lettura ad alta voce e la condivisione delle sensazioni vissute offrono agli insegnanti chiavi utili per riconoscerle ed esprimerle. Per tutti, infine, la possibilità di inventare nuove storie e nuovi percorsi molto… paurosi, partendo dalla varietà di racconti del volume.

E allora addentriamoci nella lettura e voliamo con la fantasia per conoscere la surreale trasformazione di una nonna che russa nel sonno in una… moka, veicolando anche il messaggio che volersi bene non dipende da come ci si mostra ma da come si è, in Nonna mia, che paura! di Carolina D’Angelo, titolo di apertura. Giochiamo con le paure classiche, come nel racconto di Elisabetta Mauti Sara e il mostro sotto al letto: dove – sorpresa! – il ribaltamento è dietro l’angolo ed è proprio quell’essere peloso ed enorme, dagli occhi spalancati, a tremare di più. Scopriamo le affinità con una fiaba che della paura è regina (Hansel e Gretel) attraverso i dialoghi arguti e i furbi stratagemmi, le contaminazioni e gli intrecci dell’istrionico Seminamostri di Caterina Pavan. E avanti così, pagina dopo pagina…

 

Sono molto felice di presentare ai lettori questa nuova raccolta di racconti, sul tema della paura. È stato proprio il loro entusiasmo per il volume precedente, uscito lo scorso Natale, a spingermi a riproporre una formula che è molto piaciuta ai ragazzi, ai genitori e agli insegnanti. Un libro che è pensato per essere un invito a condividere il piacere della lettura, racconto dopo racconto, per scoprirsi ogni giorno un po’ più coraggiosi e più innamorati delle belle storie.

Isabella Salmoirago, Storybox editore

 

Gli autori italiani che hanno firmato i trentuno racconti sono, in ordine alfabetico: Francesca Berti, Cinzia Capitanio, Luisa Carretti, Erika Casali, Patrizia Ceccarelli, Daniela Cologgi, Silvia Crocicchi, Carolina D’Angelo, Marco Dazzani, Fulvia Degl’Innocenti, Martina Folena, Viviana Hutter, Cristiana Iannotta, Eleonora Laffranchini, Lidia Maggioli, Elisabetta Mauti, Roberto Morgese, Francesca Ortona, Patrizia Palermo, Luisa Patta, Caterina Pavan, Valentina Pericci, Alessia Racci Chini, Penny Rimau, Vanessa Policicchio Rizzoli, Francesca Rizzuto, Martina Stefanini, Chiara Taverna, Rosalba Troiano, Elisa Vincenzi, Valentina Zinzula e con le illustrazioni di Silvia Baroncelli.

 

FONTE: https://www.icwa.it/che-paura-anche-se-in-libreria-il-volume-di-racconti-collettivi-icwa/

Siamo tutti migranti

 

Si è conclusa sabato 17 settembre la manifestazione Siamo tutti migranti, due giornate di incontri, dibattiti, spettacoli, mostre, letture e musica per riflettere e confrontarsi sui temi delle migrazioni.

Si è conclusa sabato 17 settembre la manifestazione Siamo tutti migranti, due giornate di incontri, dibattiti, spettacoli, mostre, letture e musica per riflettere e confrontarsi sui temi delle migrazioni. L’evento è stato il momento finale del percorso interculturale e intergenerazionale “Nello specchio del tempo”, promosso dall’Associazione Don Angelo Campora odv, in collaborazione con l’APS Colibrì, nell’ambito del progetto “Intrecciare fili” approvato dal PCdM – Dipartimento Politiche della Famiglia sul bando Educare Insieme. La partecipazione è stata numerosa e coinvolta, gli studenti hanno lasciato messaggi, proposte e suggerimenti interessanti e positivi,  lo spettacolo di Federica Sassaroli ha divertito ma soprattutto emozionato, l’incontro con le due giovani scrittrici Sabrina Efionayi e Anna Osei ha entusiasmato il pubblico per la potenza dei loro racconti e delle loro argomentazioni sui diritti di cittadinanza. Un’esperienza nuova per la nostra città, che ha potuto ritrovare parole e pensieri su “convivenza delle differenze” e “rispetto delle identità”. Perché cio’ che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole (Anna Osei).

La raccolta sistematizzata di tutti i materiali si può trovare nella mappa interattiva della città

https://socialfond2.altervista.org

 

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Gorbačëv e il World Political Forum a Bosco Marengo

 

“LA PREOCCUPAZIONE PER

L’AVVENIRE DEL MONDO

CHE USA LA FORZA

PER RISOLVERE I PROBLEMI”

 

Marco Caramagna

Gorbaciov e Palenzona_foto: ilpiccolo.net

Il World Political Forum è nato da un’idea di Michail Gorbačëv. La proposta fu portata a Fabrizio Palenzona, allora presidente della Provincia di Alessandria, da Giulietto Chiesa, storico corrispondente da Mosca de “La Stampa”. Palenzona sposò con entusiasmo il progetto individuando il complesso di Santa Croce a Bosco Marengo come sede permanente del World Political Forum e coinvolse la Regione Piemonte, il Comune e la Diocesi di Alessandria, l’università del Piemonte Orientale, le Fondazioni della Cassa di Risparmio di Alessandria e della Cassa di Risparmio di Torino e la Soprintendenza regionale.

Il 19 maggio del 2003, con Gorbačëv si ritrovarono a Bosco Marengo un primo gruppo di ex “grandi” del mondo – Boutros Gali già segretario dell’ONU, Cossiga già presidente della Repubblica italiana, Kaifu già primo ministro del Giappone, per non citarne che alcuni – motivando l’iniziativa del Premio Nobel per la Pace “con la preoccupazione per l’avvenire del mondo che riconosce l’uso della forza come strumento semplificativo per la risoluzione dei problemi”.

“Le prospettive che si aprono per noi, per i popoli del mondo e dei loro Governi – ebbe a dire Fabrizio Palenzona, presidente della Provincia di Alessandria e vice presidente del World Political Forum – per la ricerca di soluzioni che tengano conto delle esigenze di chi ha meno degli altri, prenderanno corpo dai lavori di chi ha governato il mondo nel recente passato ed è disposto ad offrire la propria esperienza, il proprio bagaglio culturale e la propria intelligenza affinchè questa nostra umanità concretizzi l’invito accorato del Papa: mai più la guerra (Paolo VI all’ONU nel 1965 e Giovanni Paolo II durante la crisi del Golfo nel 1991, ndr). Il Forum si attiverà perché la giustizia, la libertà e la solidarietà, presupposti della pace, trovino la dovuta accoglienza”.

Negli ultimi mesi di quest’anno, con l’invasione russa dell’Ucraina, si sono completamente manifestate le preoccupazioni di Gorbačëv e si sono completamente dissolte le speranze e le ricerche di soluzioni auspicate da Palenzona. Oggi, i contributi politici e culturali degli ex “grandi” della terra che si sono succeduti nei vari incontri è vanificato dal predominio di chi vuol ridisegnare la storia mosso solo da logiche deviate e pensando di restare impunito.

Leggendo, però, le cronache dell” “Osservatore romano” del 31 agosto scorso si scopre che la Storia si serve sempre di uomini capaci di dialogo, di lungimiranza, di paziente attesa perché non ansimanti per un like o un voto in più. Infatti, Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze fra il 1951 e il 1965, si recò più volte a Mosca in tempi difficili come gli anni ’50-’60 del secolo scorso ma le sue erano missioni di pace che lo portarono anche a scrivere a Kruscev e agli alti dirigenti del partito comunista sovietico. In occasione del ventennale della morte del “sindaco santo” di Firenze l’ “Osservatore romano” pubblicò un’intervista a Gorbačëv nell’edizione del 3-4 novembre 1977 con il titolo “È proprio La Pira che ha innescato processi notevoli che poi hanno preparato il crollo dei muri”. Detto da Gorbačëv… E nel nome di La Pira Gorbačëv accolse sempre con piacere le richieste di collaborazione al “giornale del Papa”, come in occasione del centenario della nascita di Papa Woytila svelando che, il 5 novembre 2000, nel nome di La Pira strinse la mano del cardinale  Francois Xavier Nguyen Van Thuan, l’arcivescovo vietnamita a lungo perseguitato dal partito comunista.

Glasnost e perestrojka - due termini usati da Gorbacev entrati nel vocabolario del mondo e che hanno cercato di rendere trasparente e ristrutturato, almeno in parte, il mondo sovietico – sono stati biecamente sepolti da una dittatura ammantata da democrazia.

Ma gesti di pace e disegni politici nascono da pensieri profondi verso il presente e il futuro dell’umanità da uomini che sanno guardare con realismo e con fiduciosa speranza ad un mondo dove l’uomo non sia lupo all’uomo ma capisca che dall’egoismo può solo morire ogni speranza. Le guerre ci saranno fino alla fine dell’umanità ma trovare ogni volta il tempo del coraggio per abbattere muri e costruire ponti può evitare vittime e macerie. E oggi questo tempo è più necessario che mai.

Lo scaffale di Pagine Azzurre

 

“L’occhio del drago” e

“Come in un labirinto

di specchi”

 

Due “gialli”

di Bruno Volpi

Ambientati

in Alessandria

 

Marco Caramagna

Il commissario di Polizia Luigi Badalotti è il personaggio creato da Bruno Volpi ed opera nel Commissariato di Alessandria, proprio in corso Lamarmora dove ha sede la Questura. Le indagini che svolge nei primi due “gialli” dell’autore alessandrino – “L’occhio di drago” e “Come in un labirinto di specchi” – hanno come co- protagonisti l’ispettore Mario Gianetti e gli agenti Ruggero Nobiltà e Fulvio Bonino.

L’ambientazione di entrambi i racconti è tutta alessandrina e i lettori trovano le scene dei delitti e la descrizione di vie e quartieri noti a tutti: da piazza S. Maria di Castello a piazza della Cattedrale, da piazza Garibaldi al quartiere Galimberti il commissario Badalotti porta a spasso il lettore e lo stuzzica anche con i piatti della cucina alessandrina, dimostrando di essere un buongustaio oltre ad un ottimo detective capace di coordinare le indagini su un delitto e di individuare l’assassino anche in frangenti difficili. L’autore, invece, dimostra di conoscere il metodo classico di lasciar intravvedere, con una prosa incalzante, uno o più colpevoli aprendo lo scenario finale su una persona alla quale era difficile pensare come assassino.

Bruno Volpi ha scritto due “gialli” che si leggono d’un fiato perché è difficile non passare al capitolo successivo alla ricerca del finale. Nel contempo i personaggi vengono descritti dettagliatamente con i loro pregi e i loro difetti incastonati in una trama molto ben ambientata in Alessandria che sfata il detto di Umberto Eco “pochi clamori fra Tanaro e Bormida”.

 

 

Bruno Volpi, alessandrino, classe 1960, è laureato in Scienze Geologiche. Dal 2014 si dedica alla narrativa per ragazzi e nel 2019 è uscita la sua prima raccolta di fiabe “Mamma, ti racconto una storia” che ha vinto il Premio nazionale di Letteratura Italiana Contemporanea. Nel 2020 ha pubblicato “La tavolozza dell’anima”, viaggio romanzato nel mondo dell’Impressionismo. Nel 2021 viene editato “Aggiungi un posto in favola”. Nel 2019 esce la prima storia del commissario Badalotti “L’occhio del drago” e nel 2021, la seconda, “Come in un labirinto di specchi”.

 

Struttura di Medicina Fisica e Riabilitazione

dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria

 

DAL TRATTAMENTO RIABILITATIVO DEL BAMBINO PREMATURO AL PAZIENTE IN ETÀ GERIATRICA

 

Il Borsalino day il 17 settembre

 “Il Dipartimento di Riabilitazione si occupa della presa in carico per il trattamento riabilitativo dal bambino nato prematuro al paziente in età geriatrica”. Riassume così la vastità delle attività il Direttore Marco Polverelli, a capo anche della Struttura di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria.

Fiore all’occhiello è sicuramente il Presidio Borsalino, unico ospedale in Piemonte ad essere interamente dedicato alla riabilitazione: “Ci occupiamo di tutti gli ambiti patologici – prosegue – dai pazienti di alta complessità con esiti di coma e mielolesi, gestiti nel reparto diretto da Luca Perrero, alla riabilitazione cardiorespiratoria per pazienti operati dal chirurgo toracico o dal cardiochirurgo, grazie al team di Biagio Polla, fino alle persone neurolese con politrauma da incidente stradale o esiti di ictus”. L’attività svolta nel presidio polifunzionale è poi integrata dal lavoro svolto dai fisioterapisti e logopedisti all’interno dell’Ospedale Civile dove i professionisti agiscono direttamente al letto del paziente acuto per un trattamento riabilitativo precoce. Il terzo polo riabilitativo è infine quello dell’Infantile “Cesare Arrigo” dove vengono trattati i prematuri, i bimbi con esiti di sofferenze neonatali o di trauma e i piccoli pazienti affetti da malattie rare.

All’interno del Borsalino si svolge poi un’intensa attività didattica e di ricerca grazie alla collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale che ha aperto in questa sede il Corso di Laurea in Fisioterapia, diretto da Marco Invernizzi, e al coordinamento del Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione, diretto da Antonio Maconi. “Si tratta di una sinergia molto strategica – sottolinea il dottore – che rende questo presidio ancora di più un’eccellenza. Mi auguro che i giovani riabilitatori vengano sempre più numerosi a lavorare nella nostra Azienda e qui al Borsalino”.

Accanto all’attività più strettamente clinica, infine, si inseriscono le Medical Humanities, un approccio che riunisce le tante discipline, anche umanistiche, che influiscono sul percorso di cura del paziente: “Siamo altamente impegnati in questo settore – spiega Marco Polverelli – con l’attivazione di progetti legati alla narrazione, in particolare grazie a una piattaforma di Digital Narrative Medicine che prevede l’utilizzo di una piattaforma con l’obiettivo di migliorare il rapporto medico-paziente e di raccogliere narrazioni che contribuiscono alla diagnosi, alla gestione della cura e della terapia. Ma abbiamo anche il laboratorio del suono e soprattutto le attività relative al verde terapeutico. Siamo infatti favoriti dal verde che circonda il Presidio Borsalino e tante sono le iniziative che ne possono scaturire come il recupero del cammino per un paziente all’aria aperta oltre che in palestra o la stimolazione dei sensi all’interno del nostro giardino e poi ancora lo sport e l’ortoterapia. A tutto questo si aggiunge la bellezza del luogo. Il Presidio ha infatti una sua lunga e importante storia: costruito dall’illustre architetto Gardella, per molto tempo è stato il Sanatorio della città e nel 1994 ha anche subito l’alluvione, per poi trasformare la sua funzione a seguito della ristrutturazione. Nel parco che lo circonda si trova anche la Chiesa costruita da Ignazio Gardella, gioiello del razionalismo italiano che per fortuna è entrato nel mirino del FAI e grazie al lavoro di tutti i volontari e all’affetto della comunità nel 2021 ha vinto i Luoghi della Salute e ha ricoperto il quinto posto nei Luoghi del Cuore FAI”.

Tutti i cittadini, le scuole e i volontari sono quindi i benvenuti per trasformare sempre di più il Borsalino anche in un luogo di incontro e di palestra all’aperto. Ecco perché l’invito a partecipare al Borsalino Day il 17 settembre, dalle ore 10 alle 13, è esteso a tutta la comunità per una mattinata di sport, cultura e divertimento con esperienze riabilitative tutte da scoprire.

Sabato 10 settembre

 

LA PREMIAZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA

“CITTÀ DI ACQUI TERME”

 

Fra gli ospiti Margherita Fenoglio, Domenico Quirico e Dacia Maraini

Sono giunti al termine i lavori delle giurie per il libro edito e della stampa del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Città di Acqui Terme”, organizzato da Archicultura. Le fasi valutative sono state numerose e si sono svolte tra giugno e agosto. Si è riunita per prima la giuria della sez. F (libro edito), guidata dal poeta milanese Maurizio Cucchi e composta dai Docenti Cecilia Ghelli e Giacomo Jori e dallo scrittore Tiziano Rossi. La giuria ha individuato in un primo tempo una rosa di sette sillogi finaliste: “Riparare con l’oro” di Carolina Canziani (Edizioni PeQUod), “La lentezza del fiume era cinematografica” di Cecilia De Angelis (puntoacapo editrice), “Breviario delle rovine” di Pasquale di Palmo (edizioni Medusa), “Vicende e Chiarimenti” di Carlo Giacobbi (puntoacapo editrice),” Strategie di un mondo perduto” di Amos Mattio (Stampa 2009), “Libro Mastro” di Maurizio Paganelli (puntoacapo editrice), “Si resta sempre altrove” di Stefano Vitale (puntoacapo editrice). Un’ulteriore lettura delle opere ha portato a scegliere quale vincitore unico “Strategie di un mondo perduto” di Amos Mattio e “Riparare l’oro” di Carolina Canziani e “Breviario delle rovine” di Pasquale Di Palmo come menzioni di merito. Il premio della stampa è stato assegnato a “Ripassato a china” di Raffaele Floris, dalla giuria dei giornalisti composta da Paolo Madron, Beppe Mariano, Bruno Quaranta e Lara Ricci e presieduta da Alberto Sinigaglia.

La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 10 settembre alle ore 21.30 in piazza della Bollente ad Acqui.

Quest’anno le giornate di premiazione del Concorso saranno arricchite dalla presenza di tre grandi ospiti: venerdì 9 alle ore 18 Margherita Fenoglio parlerà della figura di suo padre insieme alla direttrice del Centro Studi Beppe Fenoglio, Bianca Roagna; sabato 10 alle 17 Domenico Quirico, inviato de “La Stampa”, affronterà il tema della libertà con Alberto Marello, direttore de “Il Piccolo” di Alessandria;  domenica 11 alle ore 18 Dacia Maraini riceverà il Premio alla Carriera 2022, al termine di una lectio magistralis pubblica. I tre appuntamenti si svolgeranno nella Sala S. Guido, in Piazza Duomo, ad ingresso gratuito. Per la lectio magistralis di Dacia Maraini sarà necessaria la prenotazione (per link e info: www.associazionearchicultura.it).

Il Premio di Poesia, è sostenuto dalla sua nascita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ne ha favorito la crescita con il proprio supporto negli anni; inoltre sponsorizzano il premio anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e l’Istituto Nazionale Tributaristi. L’evento è patrocinato dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Alessandria, dal Comune di Acqui Terme e dall’ordine dei Giornalisti del Piemonte.

Siamo tutti migranti

Nello specchio del tempo” è un percorso interculturale e intergenerazionale rivolto ai più giovani, promosso dall’Associazione Don Angelo Campora odv, in collaborazione con l’APS Colibrì, nell’ambito del progetto “Intrecciare fili” approvato dal PCdM – Dipartimento Politiche della Famiglia sul bando Educare Insieme. Attivato nell’autunno 2021 ha coinvolto la comunità locale attraverso la raccolta di foto, filmati, documenti e interviste degli immigrati giunti dal Veneto, dall’Istria e Dalmazia, dal sud Italia prima, e dall’Africa, Sud America, Europa dell’Est e Asia poi, fino ai giorni nostri.

Il percorso realizzato nel corso di tutto l’anno scolastico 2021-22 si conclude venerdì 16 e sabato 17 settembre con l’evento finale “Siamo tutti migranti”, due giornate di incontri, dibattiti, spettacoli, mostre, letture e musica per condividere quanto prodotto, riflettere sui temi delle migrazioni, costruire partecipazione e cittadinanza attiva attraverso il racconto delle migrazioni di ieri e di oggi nella nostra città.

In particolare la mostra “Intrecciare fili” ripercorre i laboratori realizzati con gli studenti degli Istituti Vinci-Nervi-Fermi, Volta, Saluzzo Plana e CFP Enaip, con immagini, pensieri e interviste di migranti; la raccolta sistematizzata dei materiali si può trovare in una mappa interattiva della città, (https://socialfond2.altervista.org), nella quale è possibile navigare per categorie, temi e cronologie.

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Il programma prevede inoltre alcune intriganti performances di Giampaolo Musumeci giornalista e conduttore radio (Trafficanti inc. Il lato oscuro dell’immigrazione) e di Federica Sassaroli attrice comica (Non si affitta ai foresti), la presentazione di libri con l’autore Bruno Barba e con le giovani scrittrici Sabrina Efionay e Anna Osei, musica e aperitivo con il cantautore locale Tavo e l’edizione 2022 di Letti di Notte, a cui tutti possono partecipare per 3 minuti di lettura su testi editi sul tema “siamo tutti migranti” (tutti coloro che fossero interessati tel. 3346270393 email colibriassociazione.al@gmail.com).

Naturalmente ci sarà spazio per un confronto sui temi dei diritti di cittadinanza dei più giovani con rappresentanti delle istituzioni (l’Assessora Vittoria Oneto del Comune di Alessandria), della scuola (il dirigente scolastico Michele Maranzana) e dell’associazionismo (Forum Tavolo Migranti di Casale Monf. Claudio De Betto).

La partecipazione è libera e gratuita.

DUE GIOVANI SUICIDI IN CARCERE

Dall’inizio dell’anno sono 52.

 

Marco Caramagna

Non ho alcuna intenzione di rovinare la serenità del clima vacanziero ferragostano di qualcuno ma, fra le centinaia di notizie che leggiamo o vediamo in questi giorni, due mi hanno colpito particolarmente: il suicidio di una giovane ventisettenne nel carcere di Verona, il 2 agosto, e il suicidio di un giovane ventiquattrenne nel carcere di Torino, a Ferragosto. Lui, di origini brasiliane e adottato da una famiglia torinese, era affetto da disturbi psichici e, talvolta, faceva uso di droghe. È stato arrestato per aver rapinato due supermercati. Lei, faceva uso di stupefacenti, usciva ed entrava dal carcere per piccoli furti. Ad oggi, i suicidi nelle carceri italiane sono 52, nove soltanto nei primi quindici giorni di questo mese. Il pensiero è corso immediatamente a don Angelo e al suo impegno per recuperare dal carcere minorile i giovani che, con storie diverse ma radicate in àmbiti difficili di vita, avevano il diritto di conoscere strade differenti dalle restrizioni del carcere. “Il giovane che si è suicidato avrebbe avuto bisogno di un supporto umano che purtroppo i nostri istituti, per carenza di personale specializzato, non hanno la capacità di garantire – ha detto ad ‘Avvenire’ il cappellano del carcere di Torino, fratel Guido Bolgiani – avrebbe avuto bisogno di un ambiente diverso dal nostro carcere, un ambiente che lo contenesse, ma che allo stesso tempo lo aiutasse a riprendere in mano la propria vita”. E ancora una volta il pensiero corre all’afflato profetico di don Angelo perchè esiste sempre una speranza, che oggi è data da una notizia di cronaca sulle pagine di Repubblica Torino. “A 15 anni ho ucciso un prete, ora spiego ai giovani detenuti che si può ripartire”. Quest’uomo – che ha scelto di chiamarsi Ulisse ed ha scritto un libro con il giornalista Marco Accossato, “Nemmeno mai è per sempre” - ora ha 55 anni e quarant’anni fa fu rinchiuso al “Ferrante Aporti”, il carcere minorile piemontese. Dopo nove anni e mezzo di reclusione potè usufruire di un percorso per la rieducazione dei detenuti che gli ha cambiato la vita. Oggi, marito e padre felice, ha iniziato a collaborare con l’associazione Acmos e il progetto Anduma per aiutare i giovani detenuti a riscattarsi. C’è un libro, scritto da fratel Beppe Giunti “con i fratelli briganti”: “Padre nostro che sei in galera”, i carcerati commentano la preghiera di Gesù (Edizioni Messaggero Padova). “Galera: la voglio chiamare proprio così – scrive fratel Beppe  all’inizio – con questo duro e antico sostantivo che certamente non spaventa il Padre, che anche qui abita perché ci abitano i suoi figli. (…) Gesù parlava sul serio quando disse: ‘Ero in carcere e siete venuti a trovarmi’. E quindi lui è qui senza ombra di dubbio, e avrà da parlarmi, da donarmi qualcosa, senza ombra di dubbio”. Il ritorno dalle vacanze può essere aiutato dalla lettura del “Padre nostro che sei in galera” perché “Lui ama la persona in questo momento  e ne sogna  rieducazione, liberazione, cielo. Praticamente come l’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Dal 26 agosto al 24 settembre

AgriTeatro presenta

 

PERCORSI D’ARTE TEATRO E NATURA TRA BORGHI E CASTELLI DELL’ALTRO MONFERRATO

 

Rassegna di spettacoli, concerti, incontri d’arte, escursioni a piedi e in bicicletta all’insegna del sorriso

Da venerdì 26 agosto a sabato 24 settembre torna la rassegna “en plein air” ideata e organizzata da Maria De Barbieri e Gianni Masella per AgriTeatro, il cantiere di arte e spettacolo fondato da Tonino Conte: cinque weekend dedicati al sorriso tra le colline dell’Alto Monferrato, per rispondere al bisogno diffuso di convivialità e di incontro. Nove comuni in rete - con piazze, cascine e castelli -  ospiteranno tredici eventi di teatro, musica, danza, circo e arte popolare rivolti al pubblico di ogni età e accompagnati da incantevoli passeggiate tra natura e cultura.

 

“E… Lasciatemi divertire!” è il titolo scelto nel 2022 da L’Altro Monferrato per la sua IX edizione. Il riferimento alla celebre poesia di Aldo Palazzeschi nasce dalla lettura spettacolo omonima di Gianni Masella – in calendario il 2, il 3 e il 15 settembre – dedicato all’umorismo in versi soprattutto del grande Achille Campanile, e vuole sottolineare il filo rosso che attraversa il progetto: la comicità di oggi e di ieri, declinata in tutte le sue forme.

Si parte dalla moderna ironia di alcuni tra gli artisti contemporanei più amati - come Enzo Paci, in scena venerdì 26 agosto con “Enzo Paci Show”, Ascanio Celestini con le irresistibili improvvisazioni delle sue “Barzellette” (giovedì 1° settembre) e Ugo Dighero in “Ma mai nessuno la baciò sulla bocca” (venerdì 9 settembre), scritto insieme ai suoi autori di sempre, Stefano Benni e Marco Melloni. Si chiude tornando, sabato 24 settembre, al secolo scorso, con Vito Molinari - il regista che il 3 gennaio 1954 diresse la trasmissione inaugurale della Rai, da tutti riconosciuto come l’inventore del grande varietà televisivo italiano -  in dialogo con Steve Della Casa e il ricordo dei Fratelli De Rege, discendenti “mal digeriti” della Casata dei Conti De Rege di Donato, con la proiezione del documentario “Ciccio e Bebè, ridere da nobili” di Franco Canevesio e Steven Gold e la regia di Ciro Abd El al Castello di Rocca Grimalda, ora proprietà di un ramo della famiglia che li ripudiò. Uno sguardo sorridente al passato sarà possibile trovarlo anche nel divertente spettacolo di Susanna Gozzetti e Cecilia Vecchio, “Belle di notte” (venerdì 16 settembre”), dove la storia di due artiste in cerca di ingaggio diventa lo spunto per una carrellata di canzoni e sketch ispirata al divismo d’antan e al mondo variopinto del burlesque.  Ma non mancherà uno sguardo verso il futuro (della risata e del pianeta) con “Ritmiciclando” (sabato 27 agosto), il laboratorio/concerto dei Supereroi della differenziata, pronti a trasformare la spazzatura in musica, suonando lattine, tubi e vecchi cassetti grazie alla complicità di tutti i presenti. Sarà invece una vera e propria capsula del tempo, quella che – dopo un percorso a piedi o in bicicletta nella campagna di Molare - si aprirà per i visitatori del Santuario Madonna delle Rocche la mattina di sabato 10 settembre, quando lo storico dell’arte Franco Boggero e il poeta Gianni Priano introdurranno il pubblico “Alla scoperta dell’arte degli ex voto” custoditi nella Chiesa: tutte disavventure con un lieto fine. Tra queste anche quella di un avo dello stesso Boggero, caduto nel fiume dopo un incidente d’auto al ritorno da una bisboccia, e ritratto in mezzo all’acqua con una bottiglia in mano. Risate e emozioni tra passato e futuro anche dal mondo del circo. In scena, le spettacolari evoluzioni acrobatiche di Artemakia che in “On The Road” racconta l’avventura di 5 personaggi in fuga, letteralmente portati dal vento (sempre sabato 10 settembre), e la pura magia di Michele Cafaggi in “Fish and Bubble” (sabato 17 settembre), con le sue bolle di sapone gigantesche e rimbalzine.

Tutta la kermesse sarà un originale e esilarante viaggio nel tempo e nello spazio, attento alla memoria dei luoghi - come nella visita agli antichi lavatoi di Carpeneto appena restaurati (sabato 3 settembre) - e alle suggestioni del paesaggio. Da qui la scelta di ospitare, per la prima volta in uno spazio non urbano, una delle più rappresentative compagnie di teatro danza italiane, i Sanpapié e il loro coinvolgente e dinamico “A[1]BIT”, uno spettacolo itinerante che fonde movimento, drammaturgia e musica, accompagnando il pubblico nell’esplorazione palmo a palmo del luogo scelto per l’azione, in questo caso il Castello di Casaleggio Boiro e il piccolo borgo campestre che lo circonda (domenica 4 settembre).

Ma il territorio è protagonista in ogni evento dell’Altro Monferrato, dai campi al cielo, con “Ridere tra le stelle”: un’astro-passeggiata guidata da Walter Riva (direttore dell’Osservatorio Astronomico del Righi di Genova), per scoprire – presso la Cascina La Rossa di Morsasco - insieme le meraviglie del cielo di fine estate, che lo stesso astronomo ha intitolato “Il Mese dei Giganti”, quando Giove e Saturno si mostrano in tutta la loro splendente grandiosità.

 

L’Altro Monferrato è organizzato da AgriTeatro, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Alessandria, e il sostegno dei Comuni di Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Cremolino, Molare, Morsasco, Prasco, Rocca Grimalda e Tagliolo Monferrato.

 

Il programma de L’Altro Monferrato si avvale della collaborazione di: Ca’ Mimìa, Cascina La Rossa, Castello di Rocca Grimalda, Fiab – Federazione Nazionale Ambiente e Bicicletta – di Alessandria, Cai Ovada – Club Alpino Italiano, Osservatorio Astronomico del Righi, Slow Food, Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandra, Asti e Cuneo.

 

INFO E PRENOTAZIONI

info@agriteatro.it

IAT di Ovada +39 (0143) 821043 / +39 379 118.72152 – iat@comune.ovada.al.it

FB AGRITEATRO

www.AgriTeatro.it

 

PAGINE AZZURRE

 

Luglio 2022

È arrivato nelle case degli aderenti all’Associazione don Angelo Campora  e degli abbonati il nuovo numero cartaceo di “Pagine Azzurre”. Come sempre gli argomenti fanno riferimento a quelle “proposte di condivisione” che compaiono sotto la testata e che rappresentano lo spirito autentico di un sacerdote che ha saputo donare se stesso, a Dio e agli uomini, attraverso la testimonianza del Vangelo a chi lo ha incontrato.

Dopo l’editoriale sull’invasione dell’Ucraina, la rivista si apre con “Librinfesta: un’eccellenza del panorama culturale della città di Alessandria” di Andrea Lombardi; Giulia Tosarello ha posto in rilievo le nuove opportunità per gli adolescenti nella Comunità Cascina di San Michele alle porte di Alessandria; il problema della tutela dei minori è stato presentato da Brunella Bruni; l’epopea dell’amianto è il tema veramente sviscerato con la professionalità di Silvana Mossano, già autorevole firma de “La Stampa”, che ha seguito, fin dal suo apparire la vicenda dell’amianto a Casale con tutti i lutti che si è portato dietro e che, purtroppo, non sono ancora terminati per la sua capacità di uccidere nel tempo. Brunella Bruni ha anche firmato un’intervista a Silvestro e Chiara Castellana della Compagnia Filodrammatica Teatro Insieme e Mariavittoria Delpiano ha recensito il romanzo di Silvana Mossano “Un giorno arriverò”. Ileana Gatti Spriano ha richiamato l’attenzione  dei lettori su “I luoghi del cuore”. Il Progetto Effe, riguardante azioni di sostegno all’autonomia delle donne in condizione di fragilità, è presentato dettagliatamente da Ivana Tripodi. Nello specchio del tempo è il titolo dell’articolo che tratta il percorso interculturale e intergenerazionale rivolto ai più giovani, promosso dall’Associazione don Angelo Campora odv, in collaborazione con  l’APS Colibrì, nell’ambito del progetto “Intrecciare fili” approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quest’ultimo articolo è accompagnato dalla testimonianza di Pino e Sergio con un richiamo per tutti: “Quando i migranti eravamo noi”. Il numero di Pagine Azzurre si chiude con un articolo di Cecilia Forti sui progetti per il 2021/2022 delle “Adozioni a Km 0: solidarietà,rete, genitorialità”, giunto al sesto anno di vita.

 

AL FUTURO CI PENSERANNO FIGLI E NIPOTI…

 

di Marco Caramagna

“Durante l’infanzia, la casa rappresenta solitamente un luogo sicuro e stabile, dove ricevere nutrimento e amore. Eppure, a molti bambini questi elementi essenziali mancano, anche nei paesi più ricchi del mondo. Sono circondati da aria inquinata, e vivono in zone contaminate da piombo, rumori eccessivi o in abitazioni fatiscenti, spesso scarsamente illuminate, troppo fredde o  sovraffollate”. È la premessa dell’ultima Innocenti Report Card pubblicata dall’Ufficio di Ricerca dell’Unicef e resa nota durante il World Economic Forum di Davos, il luogo dove ogni anno si riuniscono i potenti del mondo per confrontarsi sulle priorità globali.

Scorrendo gli articoli dei giornali – perché non è sufficiente guardare semplicemente i telegiornali – si ha la percezione di una realtà dove l’inquinamento ambientale è, sì, un problema, ma sono gli altri che devono risolverlo, coloro che sono stati eletti per occuparsi delle nostre problematiche, degli aumenti della benzina e del gas che, con altre componenti energetiche necessarie a proseguire  un tenore di vita consolidato dalla globalizzazione che ha illuso milioni di persone con l’idea che tutto è possibile, tutto è acquistabile, tutto è a portata di mano direttamente a casa propria.

Purtroppo, la pandemia da un lato e l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin nel tentativo di cambiare l’“ordine” del mondo, dall’altro, ci ha richiamati ad una realtà che – animati dal desiderio di riprenderci quello che abbiamo “perso” in questi due anni di lockdown – forse non abbiamo ancora percepito. Leggendo gli analisti di economia si prospettano tempi non facili, né dal punto di vista della tenuta sociale né, tantomeno, dal punto di vista economico. Se, come si sta verificando, il gas russo ci verrà tolto, saremo costretti a “rivedere” usi e consumi a cominciare dal prossimo inverno. E se la componentistica elettronica si ridurrà, come sta già avvenendo, facendo mancare i pezzi necessari per le auto, gli elettrodomestici, gli strumenti di comunicazione, sarà necessario rivedere i nostri comportamenti.

Cosa c’entra tutto questo con l’ambiente e l’inquinamento? È una domanda legittima.

Infatti, un aumento dei consumi o il solo mantenimento di quello attuale nei Paesi più industrializzati comporta seri rischi per un ambiente già fin troppo deturpato. “Se gli attuali livelli di consumo della maggior parte dei paesi industrializzati – si legge ancora nel report – fossero raggiunti in tutti i paesi del mondo, le risorse del nostro pianeta non sarebbero più sufficienti. I rifiuti elettronici – la tipologia di rifiuti domestici in più rapida crescita – contengono sostanze pericolose che danneggiano il corpo e il cervello, in particolar modo quello dei bambini”.

Il rapporto del Segretario delle Nazioni Unite Our Common Agenda propone una “scelta drastica e urgente: attendere che il peggio accada o avviare il cambiamento”. Da anni i media ci pongono di fronte a scempi o cambiamenti ambientali – dalla distruzione del “polmone” amazzonico ai ghiacciai delle nostre Alpi che si ritirano per l’aumento delle temperature ai disastri delle piogge violente e improvvise nel nostro Paese alla attuale siccità che comprometterà i raccolti – e, forse, l’atteggiamento generale è quello di “attendere che il peggio accada”.

Era il 2015 quando Papa Francesco dava alle stampe l’enciclica “Laudato si’” e nel primo capitolo, intitolato “Quello che sta accadendo alla nostra casa”, riprendeva temi che da decenni sono presenti nelle cronache quotidiane e sarebbe opportuno ripassare per rinfrescarci la memoria.

Se non agiamo rapidamente per migliorare l’ambiente dove noi viviamo e dove vivono e crescono i bambini non può esserci speranza per un futuro migliore. Possiamo fare spallucce o passare oltre quando incappiamo in articoli che “disturbano” i nostri comportamenti ma non è un comportamento responsabile di fronte al presente e al futuro. Perché possiamo ritenere che al futuro ci penseranno figli e nipoti ma nel presente ci siamo e ci viviamo. E, forse, non tutto va per il verso giusto.

Oltre cinquanta fotografie

in mostra nel Palazzo Vescovile di Acqui Terme

 

“QUO VADIS?”, LA PERFETTA ARMONIA FRA CHIESE E PAESAGGIO

 

Fino al 18 settembre - Prosegue fino al 31 agosto il bando “Futura” per tutte le scuole

La straordinaria bellezza delle chiesette incastonate nel paesaggio di Langhe e Monferrato emerge nella mostra fotografica – “Quo Vadis?” - inaugurata il 9 luglio nel Palazzo Vescovile ad Acqui Terme. Attraverso oltre cinquanta immagini realizzate da Manuel Cazzola il visitatore sarà preso per mano e condotto in un incantevole viaggio alla scoperta di luoghi sacri in armoniosa relazione con la natura. “Non cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi” è l’invito che Cazzola, ingegnere innamorato del territorio in cui vive e che ha scelto la fotografia per raccontarlo, rivolge a tutti, citando Proust: l’idea è offrire un quadro d’insieme di un patrimonio sconosciuto a molti, che va dalla cattedrale di Acqui alle piccole cappelle, tra architetture romaniche e gotiche, tardo rinascimentali e settecentesche. In ognuna delle tre sale spiccherà un’immagine più grande, formato 80x120: le altre, di dimensione diversa, saranno disposte in base ad affinità cromatiche. La prima che s’incontrerà rappresenta l'interno della chiesa di San Giovanni, all'ingresso di Roccaverano, che raccoglie uno dei più grandi cicli di affreschi quattrocenteschi nell'Astigiano in una luce chiara, eterea. La seconda grande immagine è riferita alla cappella Scaletta di Turpino a Spigno (purtroppo non visitabile al pubblico), dove domina il rosso: intorno a questa si ammireranno altri scatti realizzati al tramonto. Nella terza, la Madonna del Casato, sempre a Spigno, la luce appare quasi “caravaggesca”: l’ideale per richiamare l’attenzione sui dettagli.

“Nel mio lavoro di ricerca – spiega Manuel Cazzola – mi sono imbattuto in sorprese, come il busto di Ferdinando d'Invrea nella chiesa di Giovo Ligure, collocato in una navata laterale, quasi nascosto da un lampadario. Eppure la fattura di questa statua è un autentico gioiello: sembrava di essere al cospetto di una persona in carne ed ossa”.

Nella cattedrale di San Guido ad Acqui Cazzola ha invece puntato l’obiettivo verso l’alto: “Per apprezzare al meglio gli affreschi della cupola occorrerebbe sdraiarsi, così ho optato per un punto di vista impensabile per il visitatore, cercando di dare rilievo a geometria, simmetria, potenza visiva degli affreschi”.

Cazzola si è dedicato con cura alla valorizzazione dei luoghi, scegliendo i momenti più suggestivi: lo scorcio di Montechiaro d'Acqui con l'arcobaleno, San Secondo ad Arzello esaltata dalla prima luce dell’alba, Santa Limbania a Rocca Grimalda dall'ultimo raggio di sole, San Nicolao di Mombaldone dalle nuvole che la contornano. Mentre il campanile del Santuario della Fraschetta di Alice Bel Colle si allinea quasi perfettamente con il Monviso, regalando una sensazione speciale. E San Giovanni a Roccaverano è proposta nella notte di fine luglio del 2018, illuminata dalla superluna. Altri luoghi rivestono per l’autore un significato particolare: “La chiesetta di Madonna della Visitazione di Turpino, a Spigno, nella sua magica solitudine fra i calanchi, mi ha affascinato fin da bambino: così mi sono ritrovato in un tramonto d'inverno, con i piedi immersi nella neve e la macchina fotografica in mano, in cerca del punto perfetto per inquadrarla. E ho ripetuto lo scatto in autunno, scoprendo come con il variare della stagione e della situazione la sua bellezza rimane intonsa”.

“Manuel Cazzola punta il suo obiettivo su un pilastro del nostro patrimonio, della nostra memoria e della nostra speranza – scrive Carlo Dottor, artista e scrittore veneto che da decenni lavora fra Parigi, il Piemonte e la Toscana -. In tempi in cui il silenzio riempie gran parte dei giorni delle nostre chiese, vederle in quella luce come sa vederle lui ci ricorda che sono un pilastro del nostro patrimonio, della nostra memoria e della nostra speranza. Chiave di volta dello spazio in cui si riconoscono le nostre comunità, riferimento essenziale del sentimento di appartenenza, rappresentano la continuità di una cultura, di una civiltà che si trasmette grazie alla capacità di pensarsi durevole. Manuel Cazzola fotografa usando un particolare filtro: l’amore. L’incanto del paesaggio lo conosce fin da bambino, oggi ne distilla un’emozione che si trasmette e coinvolge.

Cerca, scova l’angolo e il momento prezioso che danno luce e forma a questo amore per la sua terra. Senza fermarsi alla contemplazione, la foto diventa dichiarazione di appartenenza, volontà di continuità. Un invito ad andare sui suoi passi non da turisti, ma per vedere, assaporare la bellezza che lui ha colto in uno scatto. Riconoscere la bellezza porta alla volontà di salvarla, ma anche di crearne di nuova come contesto della nostra vita”.

Carlo Caldera, docente al politecnico di Torino, sottolinea come per la sua formazione Cazzola sia abituato alla lettura critica del paesaggio, “ma per comunicare il senso delle sue letture e delle sue interpretazioni non gli basta. Ha coltivato l’arte della fotografia e la utilizza per comunicare e stimolare sensazioni e stati d’animo in chi osserva i suoi luoghi, contribuendo così efficacemente a diffonderne la cultura anche al fine della loro valorizzazione. L’aspetto del paesaggio tra Langhe e Monferrato, colto attraverso l’interpretazione del Fotografo, appare sempre bilanciato tra fattori naturali e fattori culturali e antropici. Tra l’Uomo, che modella spazi conferendo loro il nobile significato di luoghi, e la Natura. Ne sono testimoni le numerose strutture religiose, semplici chiesette o edifici più complessi costruiti nei secoli e i loro campanili, così come i tipici ciabot o i pettinati vigneti, sempre ben visibili e riconoscibili nel paesaggio”.

Il titolo della mostra, “Quo Vadis?”, è preso a prestito da quello del romanzo di Henryk Sienkiewicz, ispirato alla domanda che San Pietro rivolse a Cristo apparsogli sulla via Appia e dove successivamente sorse una chiesetta.

La mostra, che ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Piemonte, è realizzata dal Polo culturale della Diocesi di Acqui in collaborazione con il Comune di Acqui Terme.

È sostenuta da Impressioni Grafiche, L'Ancora, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, Progetto Culturale promosso dalla Chiesa Italiana e The Landscape I Like.

A sostegno di questa mostra sarà disponibile una pubblicazione di oltre 100 pagine con tutte le immagini esposte e interventi critici, edito da Impressioni Grafiche.

Ingresso gratuito.

Orari di apertura: sabato e domenica dalle 15 alle 19 o su appuntamento (tel. 351-5758936)

 

Informazioni:

Manuel Cazzola: info@manuelcazzola.com

www.manuelcazzola.com,

www.instagram.com/manuel_cazzola

www.facebook.com/thelandscapeilike

DAL 1° LUGLIO APRE IL BANDO

“STORIA E MEMORIA”:

350 MILA EURO A DISPOSIZIONE

 

Prosegue fino al 31 agosto il bando “Futura” per tutte le scuole

Il 1° luglio prossimo apre la seconda edizione del bando “Storia e Memoria” con cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria si pone l’obiettivo di contribuire al recupero di beni culturali, alla loro conservazione e valorizzazione, alla trasmissione alle nuove generazioni della storia e memoria del territorio e al consolidamento di progettualità in un’ottica di rete e creazione di sinergie.

Il bando è riservato a enti pubblici e privati e associazioni che abbiano sede nel territorio di operatività della Fondazione e che svolgano stabilmente attività nel settore da almeno tre anni.

Le domande devono essere presentate tramite modulo online reperibile sul sito della Fondazione alla voce “bandi” e corredate da un idoneo piano finanziario che preveda obbligatoriamente una quota di cofinanziamento con risorse proprie e/o di terzi nella misura minima del 30% del costo totale del progetto.

Le risorse che, quest’anno, la Fondazione ha destinato al bando sono particolarmente ingenti e ammontano complessivamente a 350.000 euro. La prima edizione aveva registrato notevole interesse con la presentazione di 56 progetti di cui 23 finanziati per un totale di 200.000 euro.

La data di chiusura del bando è il 30 settembre prossimo.

Attualmente è ancora aperto il bando “Futura” rivolto a tutte le scuole della provincia di Alessandria, statali e paritarie, con l’obiettivo di incentivare la cultura del rispetto e dell’inclusione tra gli adolescenti, diffondere i principi della cittadinanza attiva, favorire i processi inclusivi di apprendimento e supporto alla disabilità e sostenere le abilità e le eccellenze.

Le risorse a disposizione ammontano a 200.000 euro e la chiusura del bando è prevista il 31 agosto 2022. Nel 2021, i progetti presentati e approvati erano stati 14, a fronte di un plafond di 250.000 euro.

Il regolamento dei bandi è consultabile sul sito della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria:

https://www.fondazionecralessandria.it/wp-content/uploads/2022/06/BANDO-STORIA-E-MEMORIA.pdf ;

https://www.fondazionecralessandria.it/wp-content/uploads/2022/05/BANDO-FUTURA.pdf

Fondazione CRT

 

FINO A 30.000 EURO PER PROGETTO CAPACE DI MIGLIORARE

LA QUALITA’ DELLA VITA

 

Il bando “Vivomeglio” per enti e associazioni no profit è online

È aperto fino al 29 luglio, su www.fondazionecrt.it,  il bando “Vivomeglio” della Fondazione CRT che sostiene, con contributi fino a 30.000 euro ciascuno, progetti di welfare capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità in Piemonte e Valle d’Aosta.

Enti e associazioni non profit potranno proporre soluzioni nuove, efficaci e sostenibili per favorire l’inclusione sociale, lo sviluppo dell’autonomia e delle abilità personali, l’empowerment di persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita quotidiana.

I progetti – che dovranno essere presentati nella forma del partenariato strutturato (ovvero realizzato congiuntamente da un soggetto capofila e da almeno due o più organizzazioni) – potranno riguardare ambiti di intervento coerenti con i sei goal della prima Agenda della Disabilità italiana “firmata” dalla Fondazione CRT con la Consulta per le Persone in Difficoltà (abitare sociale, sostegno alle famiglie, vivere il territorio, lavorare per crescere, imparare dentro e fuori la scuola, curare e curarsi).

Inoltre, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, Vivomeglio 2022 promuoverà alcuni obiettivi specifici, inserendoli tra i criteri di valutazione: la sostenibilità non solo economica, ma anche sociale ed ambientale; un approccio inclusivo orientato al design for all nella progettazione e realizzazione degli interventi; il lavoro e il ricambio generazionale.

 Grazie a Vivomeglio sono stati realizzati fino ad oggi 2.500 interventi per un investimento complessivo di oltre 27 milioni di euro.

L’OSPEDALE DI ALESSANDRIA AUTORIZZATO AL TRAPIANTO

DI MICROBIOTA

Il Centro Nazionale Trapianti ha autorizzato l’Azienda Ospedaliera di Alessandria al Programma Nazionale sul Trapianto di Microbiota Fecale umano (FMT) che consente di eseguire il trapianto di microbiota intestinale umano nel trattamento dell’infezione da Clostridium Difficile. Il trapianto fecale  consiste nell’inserire la parte batterica vitale del materiale fecale di un donatore selezionato, estratta con un sofisticato processo di laboratorio, in corso di colonscopia tradizionale a un paziente ricevente. Secondo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, Alessandria è il settimo centro in Italia e il primo in Piemonte ad essere autorizzato a questo tipo di trattamento dal Centro Nazionale Trapianti. Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra che coinvolge la Gastroenterologia diretta dal dottor Carlo Gemme, la Microbiologia diretta dal dottor Andrea Rocchetti e la struttura dei Laboratori di Ricerca diretto Dalla dottoressa Annalisa Roveta, che afferiscono al Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione diretto dal dottor Antonio Maconi. Il Microbiota è il termine utilizzato per descrivere l’insieme dei microrganismi che popola il tratto digerente, per lo più l’intestino. Si tratta di oltre mille miliardi di batteri, virus, funghi e protozoi, con il peso totale di circa un chilogrammo e mezzo che, comunicando tra loro, agiscono come se fossero un unico organismo e svolgono funzioni importanti per la salute dell’uomo.

Pronto Adal

NUOVO SERVIZIO

PER I PAZIENTI DIABETICI

È attivo il nuovo servizio “Pronto ADAL”, lo  sportello telefonico che mette in diretto contatto il paziente con un diabetologo per fornire informazioni, consigli utili e sostegno alle persone con diabete e ai loro familiari. Promosso dall’Associazione Diabetici Alessandria, presieduta da Ezio Labaguer, insieme alla struttura di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, diretta dal Dr. Marco Gallo, il servizio è attivo il lunedì dalle ore 11 alle 12, il mercoledì e il venerdì dalle 16 alle 17 chiamando il numero 351-5651863.

Pronto ADAL ha l’obiettivo di aiutare i pazienti con diabete a sciogliere dubbi, risolvere problemi e tranquillizzarli nei momenti di difficoltà dovuti alla gestione della malattia, andando anche a supportare le attività condotte dalla Diabetologia dell’Ospedale di Alessandria. Per problemi clinici è sempre necessario fare riferimento al proprio medico di medicina generale per un’eventuale richiesta e programmazione di visita urgente.

Estate Ovadese

“SCONFINAMENTI”

ALL’INSEGNA DEL “BEN-ESSERE”

Giunge alla terza edizione la rassegna culturale “Sconfinamenti”, organizzata dall’Enoteca regionale di Ovada e del Monferrato grazie alla disponibilità e al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Il tema scelto dagli organizzatori di Sconfinamenti 2022 è Ben-Essere. “Due anni di pandemia ci hanno spinto a riflettere sul significato complesso del termine. Qualcosa che ha a che fare con la salute, certo, ma anche con la socialità e con un equilibrato rapporto dell’individuo con l’ambiente e il territorio” spiega la direttrice artistica Raffaella Romagnolo.

Il calendario si articola su sei incontri dedicati ad altrettanti protagonisti del panorama culturale italiano che, in modi diversi, racconteranno la loro idea di benessere.

Giovedì 7 luglio alle 21 apre la rassegna Michele Mirabella, regista, attore e storico conduttore della trasmissione televisiva Elisir. Si parla di salute, televisione e informazione, naturalmente, ma anche di come l’arte e la cultura possono contribuire al nostro star bene e in armonia. Michele Mirabella dialoga con Marina Mariotti nella splendida cornice del giardino della scuola di musica “Antonio Rebora” di Ovada.

Giovedì 14 luglio alle 21, in un appuntamento dal titolo “La follia è un Giardino”, il pubblico di  sconfinamenti incontra lo psichiatra e scrittore Paolo Milone, autore del bestseller “L’arte di legare le persone” (Einaudi). Un libro prezioso, dove Milone ha riversato la sua viva esperienza presso il Centro di Salute Mentale del centro storico genovese e il reparto di Psichiatria d’urgenza dell’ospedale Galliera. Dialogano con Paolo Milone lo scrittore e psicologo Bruno Morchio e la scrittrice Raffaella Romagnolo.

L’appuntamento è presso la SOMS di Belforte Monferrato.

Giovedì 21 luglio alle 18 è la volta di una passeggiata letteraria condotta dall’attore Pino Petruzzelli, che propone al pubblico di Sconfinamenti “Vita dei boschi”, spettacolo concepito nei duri mesi del lockdown e ispirato al classico “Walden - Vita nei boschi” di Henry David Thoreau. L’appuntamento è al Percorso Verde di Trisobbio.

Giovedì 4 agosto alle 21 ancora uno spettacolo teatrale, dal titolo Bartali prima tappa, ispirato alla vita del grande campione toscano, “Giusto tra le Nazioni” per l’attività a favore degli ebrei perseguitati durante la Seconda guerra mondiale. Scritta dalla giovane regista e drammaturga Lisa Capaccioli, la piece vede protagonista l’attore Francesco Dendi e si tiene a Capriata d’Orba, in piazza Garibaldi.

Lunedì 15 agosto all’alba torna l’ormai tradizionale escursione tra le vigne con concerto al sorgere del sole presso la Tenuta Cannona di Carpeneto. L’edizione 2022 prevede il coinvolgimento del maestro Andrea Oddone, eccellenza del territorio ovadese, per anni direttore del prestigioso concerto di Ferragosto trasmesso da RAI Tre. L’evento si svolge in collaborazione con la scuola di musica “Antonio Rebora” di Ovada, il Comune di Carpeneto, la Fondazione Agrion e il CAI (sez. di Ovada).

Giovedì 25 agosto alle 18 la rassegna si chiude con Sicut Cedrus, reading della scrittrice Raffaella Romagnolo sotto il maestoso cedro del Libano del parco ovadese di Villa Gabrielli. Ad affiancare l’autrice, la regista e attrice Paola Bigatto. Evento in collaborazione con Fondazione Cigno onlus.

Come già negli anni precedenti, ogni incontro prevede una degustazione di vini del territorio a cura dei produttori. Tutti gli incontri si svolgeranno nel rispetto delle misure di sicurezza previste dalla normativa anti-Covid.

L’ingresso è gratuito. La prenotazione è obbligatoria rivolgendosi allo IAT di Ovada (via Cairoli 107) al numero 0143.821043, whatsapp 3791187215, mail iat@comune.ovada.al.it

L’italiano per…

prepararsi all’esame della patente

 

Un corso gratuito per le donne straniere

Ci siamo: è ai blocchi di partenza l’innovativo corso di italiano pensato per supportare le donne straniere che devono affrontare l’esame di teoria per la patente. Non è banale: il linguaggio a tratti molto tecnico a tratti burocratico dei quiz e dei manuali e il registro linguistico così lontano dalla lingua colloquiale possono mettere in seria difficoltà anche persone che in altri ambiti se cavano bene con l’italiano. Eppure la patente è uno strumento importante per il lavoro e la vita quotidiana, senza il quale la famosa integrazione e l’autonomia sembrano molto più difficili.

 

Avere la patente significa per le donne essere libere di muoversi senza chiedere il favore di essere accompagnate, non dover rifiutare un lavoro lontano da casa, uscire quando se ne ha bisogno, o voglia, indipendentemente dall’orario dei mezzi pubblici. In una parola, essere autonome. Tutte cose a cui una donna non deve rinunciare.

Il Progetto Effe, avviato dall’Associazione Don Angelo Campora e dall’aps Colibrì, e sostenuto dalla Fondazione Social, sperimenta questo importante percorso formativo con un modulo mirato ad avvicinare gradualmente alla comprensione del linguaggio dei quiz e a supportare la preparazione delle iscritte con esercitazioni guidate attraverso l’utilizzo di materiali ad hoc, in uno spazio, il Centro Famiglia Mondi Tondi, che consente di portare con sé i propri figli perché attrezzato per le esigenze dei bambini e supportato da personale educativo a disposizione.

L’iniziativa nasce dalla richiesta delle donne straniere che si sono rivolte allo Sportello Effe in questi mesi: da loro è emerso il bisogno molto sentito di un supporto linguistico per l’esame della patente per guidare l’auto. Bambini da allevare, spesa, soldi, cucinare, mille lavori da badante, domestica, se va bene cuoca, più spesso nelle cooperative delle pulizie con orari in genere notturni negli ospedali o cartellini da timbrare per tirare a lucido fabbriche e uffici prima dell’apertura. Sposate o sole, in fuga da mariti violenti, da uomini che le vogliono rispedire a casa con i figli, o abbandonate con cento pannolini da cambiare, senza soldi, in un paese di cui sanno poco e faticano anche a parlare la lingua… Può sembrare una piccola cosa, una goccia nel mare dei bisogni quotidiani, ma è un gradino per salire le scale, inseguire un lavoro. Quel gradino è stato costruito dalle donne per altre donne, dalla collaborazione delle operatrici dell’Associazione Don Angelo Campora, dell’aps Colibrì, del Cissaca, dell’aps Cambalache, e della cooperativa Semi di Senape che hanno trovato le condizioni perché il corso potesse attivarsi, unendo risorse, prendendo accordi, insieme alle mediatrici, per tempi, orari e sede del corso.

 

Programma, date e durata

 

Il corso “Italiano per la patente” è un corso di preparazione al corso di teoria per la patente di guida, rivolto a donne straniere (MAX 10) con una conoscenza della lingua italiana di minimo livello. Chi frequenterà questo corso sarà dunque preparato per comprendere al meglio le lezioni della scuola guida, che saranno in ogni caso indispensabili per il superamento dell’esame di teoria della patente.

 

Il corso si svolgerà a partire dal 5 luglio e fino al 26 luglio, ogni martedì dalle ore 14.00 alle ore 16.00 presso il Centro Famiglia Mondi Tondi in via Parnisetti ang. Via Cornaglia.

 

L’iscrizione è gratuita e si può effettuare

mandando una mail a monditondi.centrofamiglia@gmail.com

o telefonando al 3516626930

 

Il progetto Effe è sostenuto dalla Fondazione Social di Alessandria – Bando 2019

Partner: Aps Colibrì, CGIL Alessandria, Radio Gold, Aps Cambalche, Cissaca, Comune di Alessandria, coop. Semi di Senape, ASM Costruire Insieme, Associazione Cultura e Sviluppo, AslAl SerD, SAOMS di Capriata d’Orba, Global Thinking Foundation   

Continuano i morti sul lavoro

“UNA QUESTIONE DI DIGNITÀ”

 

di Marco Caramagna

Il 20 maggio uno studente di 17 anni di Silandro, in Val Venosta, è rimasto ustionato mentre stava pulendo il forno di verniciatura della carrozzeria di Merano dove stava seguendo un percorso di alternanza scuola lavoro. È ricoverato nel centro grandi ustionati di Murnau, in Baviera, avendo riportato ustioni di secondo e terzo grado su oltre il cinquanta per cento del corpo.

Quest’anno si sono già verificati due casi, purtroppo mortali, di due giovani dei percorsi di alternanza scuola lavoro: il 21 gennaio, Lorenzo Parelli, di 18 anni, frequentante il quarto anno di meccanica industriale al Centro di formazione professionale dell’istituto salesiano Bearzi di Udine, è stato travolto e schiacciato da una putrella all’ultimo giorno di stage; il 14 febbraio, Giuseppe Lenoci, di 16 anni, è deceduto in un incidente stradale mentre viaggiava su un furgone della ditta per la quale stava lavorando in un percorso di apprendistato previsto nel corso professionale di termoidraulica che stava frequentando.

Nel 2021, secondo i dati dell’Inail, i morti sul lavoro sono stati ben 1.221, pari al 3,9 per cento in meno del 2020, mentre le denuncie di infortunio sul lavoro sono state 555.236 nel 2021, lo 0,2 per cento in più del 2021.

L’Inail ha fornito anche i dati del primo trimestre 2022 facendo notare che le comunicazioni di incidenti di qualsiasi gravità arrivate all’istituto fra gennaio e marzo sono state 194.106, contro le 128.671 del primo trimestre 2021. E i decessi sono già 189, quattro in più dello scorso anno.

Dietro la drammatica freddezza di questi dati ci sono persone che hanno perso la vita per il lavoro e, se tanti italiani auspicavano la rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, è doveroso ricordare anche un passo del suo discorso al Parlamento nel quale – oltre all’etica del servizio, al senso di responsabilità, alla volontà di anteporre una visione del bene comune -  ha richiamato il concetto di dignità: “La dignità è azzerare le morti sul lavoro”. Il 10 ottobre del 2021, in occasione della Giornata in memoria delle vittime sul lavoro, il Presidente Mattarella aveva affermato che si tratta di “una ferita sociale che non trova soluzione, ma purtroppo è sempre in aumento e diventa lacerante ogni volta che si apprendono quotidiani e drammatici aggiornamenti di incidenti avvenuti. Le tragedie sul lavoro a cui stiamo assistendo senza tregua – ha proseguito il Presidente della Repubblica – sono intollerabili e devono trovare una fine, rafforzando la cultura della legalità e della prevenzione”. Ed ha rimarcato: “La Costituzione nell’articolo 4 riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Affinché questo diritto sia effettivamente garantito, uno Stato democratico deve consentire a ognuno di svolgere la propria attività lavorativa, tutelandone la salute e assicurandone lo svolgimento nella più totale sicurezza. Le tragedie a cui stiamo assistendo senza tregua sono intollerabili e devono trovare una fine, rafforzando la cultura della legalità e della prevenzione. Le leggi ci sono e vanno applicate con inflessibilità”. Il Presidente Mattarella è sempre stato molto attento e sensibile ai temi sociali e “il luogo di lavoro deve essere il posto da cui si torna. Sempre”. È una questione di dignità.

È passato oltre un anno dal pronunciamento di queste parole ma nulla è cambiato.

1982-2022

40 anni del Coro “don Angelo Campora”

 

di Pinuccia Pavese

Domenica 1° maggio, a  Lobbi, il coro “don Angelo Campora” ha festeggiato 40 anni di attività dalla sua istituzione con un concerto dedicato a don Angelo, parroco del paese per 12 anni, prematuramente scomparso il 29 aprile 1990 a soli 44 anni. Il repertorio presentato comprendeva alcuni brani di Lorenzo Perosi, a due voci in latino, e di alcuni di altri noti autori di musica sacra, quali lo Stabat Mater di Kodali e il Regina Coeli di Lotti. È seguita una parte di canti mariani dell’antica tradizione popolare. Quindi, “Fratello sole e sorella luna” di Riz Ortolani. Con “Signore delle cime”, uno dei canti preferiti dal Don, si è conclusa la manifestazione. Molti gli applausi e tanta anche la commozione tra i presenti. Ha fatto particolarmente piacere al Coro il messaggio della “decana” Lidia Timo, classe 1923, che ha voluto essere vicina al gruppo di cui ha fatto parte per tanti anni con un affettuoso saluto. Così pure commovente è stato il messaggio al coro e alla Direttrice, inviato da Londra dal nostro organista Marco Sardi. Bravi i coristi e l’organista. Impeccabili i presentatori. È stata poi celebrata, alle 18, la S. Messa anniversaria in ricordo di don Angelo nel 32° anno dalla sua scomparsa sempre animata dal Coro che ha ricordato nella preghiera dei fedeli i coristi e le coriste defunti in questi lunghi 40 anni di attività.

 

 

BREVE CRONISTORIA DEL CORO DON ANGELO CAMPORA

 

Il coro di Lobbi nasce nel 1982 ed anima per la prima volta la S. messa solenne di Natale in parrocchia. Il Coro si costituisce soprattutto per volontà di don Angelo, allora giovane parroco, entusiasta, che intendeva il coro come forte momento di aggregazione e di conoscenza per tutta la comunità parrocchiale. “Stare bene insieme cantando” era solito ripetere. Il coro ha mantenuto fede in questi anni all’impegno di animazione liturgica delle più solenni celebrazioni sia a Lobbi sia in molte parrocchie alessandrine. Il repertorio del gruppo corale lobbiese, comprende brani di musica sacra a due voci, in latino, tratti da composizioni di Lorenzo Perosi e di autori di scuola perosiana, adeguati alle potenzialità canore dei cantori che per lo più non hanno potuto approfondire studi musicali. La sottoscritta ha sempre diretto con costanza e passione il Coro di Lobbi fin dalla sua costituzione accompagnata nel tempo dagli organisti Ilario Polati, Marco Sardi e Stefano Polati.

Immunoterapia per il mesotelioma:

è iniziata una nuova era di risultati e di speranza

 

di Silvana Mossano

l’apertura del convegno di Meldola, con le responsabili scientifiche Federica Grosso e Luana Calabrò

Dieci anni fa, l’allora ministro della salute Renato Balduzzi individuò un gruppo di cinque esperti – Dino Amadori, Silvio Garattini, Benedetto Terracini, Corrado Magnani e Giorgio Scagliotti – affidando loro il compito di indicare il tracciato per dare impulso alla ricerca di una cura del mesotelioma, il cancro causato dall’amianto.

La cosiddetta «chemioterapia standard» era l’unica via praticata e concedeva poco spazio alla speranza. Qualche gruppo di ricercatori provava a studiare alternative, ma i risultati, più che fiducia, instillavano un’illusione di speranza. E, tuttavia, furono utili anche quelli, per coltivare l’idea che non si rimanesse fermi, tanto più che ci è sempre stato ripetuto che, essendo il mesotelioma uno dei cosiddetti «tumori rari», le case farmaceutiche non hanno interesse a investire risorse adeguate nella ricerca.

A parte la discutibile definizione di «tumore raro» attribuita al mesotelioma (che, se lo si diagnosticasse seriamente in tutto il mondo dove l’amianto si è a lungo lavorato e dove abbondantemente lo si impiega ancora, di sicuro il numero dei malati sarebbe tutt’altro che raro), restava il fatto che, allora, la conoscenza della malattia e i tentativi di aggiustamento delle terapie chemioterapiche non spostavano di molto il limitato orizzonte della prognosi infausta.

A distanza di una decina d’anni, ricercatori e medici ci annunciano «l’inizio di una nuova era», aperta dall’immunoterapia, studiata e applicata al mesotelioma pleurico.

Questa apertura di speranza, documentata con dati e con testimonianze di pazienti, è stata presentata in un convegno che si è svolto all’Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica di Meldola, intitolato a Dario Amadori, fondatore del centro oncologico emiliano, morto improvvisamente un paio di anni fa. Amadori e i 4 colleghi, investiti da quella grande responsabilità dall’allora ministro Balduzzi, indicarono la via di rigore e scienza che altri ricercatori e medici hanno seguito e incrementato.

Il professor Balduzzi, che ora è presidente dell’Irst di Meldola, si è assunto l’onere di aprire e chiudere i lavori del convegno sul tema «Immunoterapia nel mesotelioma pleurico: l’inizio di una nuova era», sotto la responsabilità scientifica di Luana Calabrò, direttore dell’Oncologia clinica e sperimentale di Immunoterapia e Tumori rari dell’Irst di Meldola, e Federica Grosso, responsabile della Struttura dipartimentale Mesotelioma dell’Azienda ospedaliera di Alessandria e di quella dell’Ospedale S Spirito di Casale. L’evento è stato organizzato dall’associazione TuTor (Tumori Toracici Rari), con il sostegno di Fondazione Buzzi Unicem, Afeva, Fuck Cancer Choir, Vitas, Comune di Meldola, Regione Emilia Romagna, Istituto Dino Amadori e Istituto Oncologico Romagnolo.

In esordio, Balduzzi si è domandato se non fosse stato prudente completare il titolo con un punto di domanda: è l’inizio di una nuova era? Al termine, dopo aver ascoltato gli scienziati che si sono succeduti, si è convinto che, sì, la nuova era è cominciata.

E bisogna dirlo, bisogna che lo sappiano i malati di mesotelioma, i loro famigliari e coloro che, vivendo in zone più a rischio, nutrono il costante timore di ammalarsi: bisogna dirlo, pur con cautela, che ci sono speranze e non soltanto illusioni.

Torna alla mente la fondata previsione del professor Garattini, espressa sulla base della sua vasta esperienza di scienziato: «Quando la ricerca parte, i passi che si compiono sono più celeri, una porta ne apre un’altra e i risultati arrivano più in fretta. E’ già accaduto con le leucemie e con altre forme di tumore». Le sue parole, così autorevoli e ferme, furono già allora un’iniezione di, pur cauta, fiducia.

I farmaci impiegati ora nell’immunoterapia per il mesotelioma pleurico si chiamano «Ipilimumab» e «Nivolumab», somministrati insieme perché creano sinergia tra loro. Rispetto alla chemioterapia tradizionale, «abbiamo qualcosa in più che funziona» hanno annunciato i ricercatori. Funziona in termini di significativo prolungamento della sopravvivenza: in maniera più marcata nei mesoteliomi «non epidelioidi» (cioè bifasici e sarcomatoidi).

«Questo traguardo – ha commentato la dottoressa Calabrò – deriva da anni di lavori e studi, frutto della ricerca indipendente. Quando questi studi producono dati solidi e convincenti, allora anche le case farmaceutiche sono disponibili a investire».

Ci ha investito, in particolare, l’americana Bms (Bristol Myers Squibb), una delle maggiori aziende farmaceutiche al mondo, con centri di ricerca in vari Paesi. Ora la fase di sperimentazione si è conclusa. La dottoressa Grosso sottolinea che con questa terapia è già stata trattata, in «uso compassionevole», anche in una trentina di pazienti della Struttura Mesotelioma di Casale-Alessandria che lei dirige, individuando quelli più idonei a riceverla rispetto alle caratteristiche della malattia.

Adesso si attende il salto importante. «Negli Usa – è stato spiegato al convegno – la Fda, l’ente regolatorio americano, ha dato piena approvazione nel settembre 2020 e, lì, quindi, possono fare l’immunoterapia tutti i pazienti. L’agenzia europea per il farmaco, Ema, ha dato a sua volta approvazione a giugno 2021. Ora deve pronunciarsi l’Aifa (l’Agenzia italiana per il farmaco)». E’ un obbiettivo importantissimo, perché i farmaci sono molto costosi e soltanto con l’autorizzazione dell’Aifa la terapia potrà essere adottata in modo più esteso, continuando a studiarla e a migliorarla, anche negli effetti collaterali che produce, «per lo più gestibili» dicono gli oncologi. Hanno altresì spiegato che i pazienti che hanno dovuto sospendere l’immunoterapia con Ipilimumab e Nivolumab per pesanti effetti collaterali di tossicità sono anche quelli che, sul contrasto al tumore, hanno evidenziato una maggiore efficacia.

Come recita il titolo del convegno è, appunto, iniziata una nuova era, da percorrere e, certo anche da correggere, ma con in mano nuovi strumenti per agire.

Maurizio D’Incalci,

direttore Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università Humanitas di Milano

Giovanni Ceresoli,

Responsabile Oncologia Medica,

Ospedale di Saronno

E, intanto, il mesotelioma è sempre meno uno sconosciuto: lo si va a misurare con i numeri, attraverso le indagini epidemiologiche («senza i dati, non ci sono azioni»); lo si va a stanare e ad attaccare nel dna e nel suo microambiente circostante che, come si è osservato, tende a creare una barriera resistente alle terapie; lo si prova a colpire con vaccini terapeutici; lo si va a cercare con diagnosi tempestive e lo si affronta con strategie multidisciplinari, che caratterizzano i centri dove la presa in carico dei pazienti con mesotelioma si fa via via più specializzata, completa e puntuale. E, quando si parla di multidisciplinarietà, si includono anche gli aspetti psicologici, che affliggono i pazienti e i loro famigliari, e la tipologia di nutrizione, che migliora e favorisce l’efficacia dei farmaci oncologici.

Tutto questo lavoro, questo sforzo di intelligenza e di tenacia, di umanità e di umiltà marcia verso un traguardo: dare speranza ai pazienti di mesotelioma, prima spacciati. Perché, anche dopo «quella» diagnosi, non gettino la spugna: come Mauro, medico torinese che convive da 10 anni (forse anche di più) con il mesotelioma, coltiva l’orto, sale in montagna a 2000 metri, e conduce una vita normale; come Margherita, che si cura, sta bene, non ha mai spesso di lavorare e, in più, ha cominciato a cantare nel Fuck Cancer Choir, nato per iniziativa della dottoressa Grosso e della biologa Stefania Crivellari, che ne è la direttrice. E la fiducia genera nuove leve di studiosi, come Greta che ha visto morire il nonno del cancro dell’amianto e ora frequenta la facoltà di Medicina.

No, non lasciamoci andare alle illusioni che l’abbiamo imparato bene quanto possono essere nocive, non meno della diagnosi nefasta, ma, ha concluso Balduzzi, «constatiamo che c’è stata una svolta che ci spinge verso una forte speranza».

www.silmos.it

“Pagine Azzurre”

e l’interesse per l’impegno sociale

 

 La Redazione di Pagine Azzurre

Quando l’Associazione decise di riprendere la pubblicazione della Rivista “Pagine Azzurre” fu spinta da due finalità.

Da un lato, contribuire a mantenere vivo l’interesse per l’impegno sociale e, dall’altro lato, dare un’opportunità a qualche giovane aspirante giornalista interessato al Sociale per poter “fare pratica”.  Con l’apertura del nuovo Sito dell’Associazione il perseguimento di questi due scopi potrebbe trovare maggiori incisività ed efficacia. La struttura della Rivista fu fin da subito concepita come un insieme di “Sezioni” autonome, sia pur talvolta con possibili contiguità e sovrapposizioni. Tali sezioni contengono informazioni, articoli e interviste corredate da foto e disegni. La sezione “Operando nel Sociale” tratta di iniziative ed attività di rilevanza in ambito Sociale ed Assistenziale intraprese e condotte sul nostro territorio. La sezione “Lavoro e Mutualità” tratta di iniziative ed attività lavorative rivolte a sostegno delle persone in situazioni di fragilità, secondo i principi della mutualità. La sezione “Pagine Giovani” affronta tematiche che, a vario titolo, interessano i Giovani (ad es. scuola, sport, svago). Nella sezione “Di volta in volta” vengono pubblicate esperienze varie di vita per la condivisione delle stesse con gli altri, con tutti quegli altri che non sono indifferenti al prossimo, ma sono aperti all’ascolto e, appunto, alla condivisione. Si era pensato subito ad uno spazio dedicato a ciò, nella rivista, ma non si era ancora trovato un titolo per questa sezione. Fu all’uscita dalla Chiesa di Lobbi, dopo una Messa di suffragio per Don Angelo, che uno di noi disse: ““Potremmo intitolarla “Di volta in volta””. E fu così che anche questa sezione ebbe il suo nome. Nella sezione “Testimonianze e Ricordi” vengono raccolte nuove testimonianze su Don Angelo ulteriori rispetto a quelle a suo tempo confluite nell’Antologia a lui dedicata oppure testimonianze su volontari dell’Associazione o altre persone appartenenti al Gruppo che, come Don Angelo, hanno già concluso la loro vita terrena. All’inizio di ogni numero di Pagine Azzurre c’é l’Editoriale del Direttore il quale, letti tutti i contributi di ciascuna sezione, sceglie l’argomento di cui trattare in apertura. La copertina trae ispirazione da uno dei temi trattati nel numero. Su di essa compare, ogni volta e senza eccezioni, la foto del viso sorridente di Don Angelo, inserito nel disegno o nella foto che illustra la copertina, sempre magicamente amalgamato con il resto, in una sorta di “condivisione” dello “spazio di ingresso” della Rivista. Ciascun numero può contenere comunicazioni della Redazione relative alla vita Associativa, come l’annuncio del nuovo sito, le modalità per diventare socio ed altro ancora.

Rubriche

 

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Cell. 333.4759772

 

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“L’Associazione é fondata sul volontariato,

che si avvale in modo determinante e

prevalente di prestazioni volontarie,

personali, spontanee e gratuite di soci e simpatizzanti senza fini di lucro.”

Supplemento a "Pagine Azzurre" - Direttore Responsabile Marco Caramagna - Aut. Trib. Alessandria n. 30 del 18/11/2014

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